Errore diagnostico e ritardo di diagnosi
Nel ritardo diagnostico non c'è un gesto sbagliato da indicare. C'è qualcosa che non è stato fatto, o che è stato fatto troppo tardi, e un decorso della malattia che nel frattempo è andato avanti.
È la categoria più difficile da provare di tutta la responsabilità sanitaria, e anche quella in cui si commettono più errori di impostazione. Chi la affronta come una normale contestazione di malpractice quasi sempre perde.
Quando un ritardo diventa un danno risarcibile
Non basta dimostrare che la diagnosi sia arrivata tardi. Occorre dimostrare che, se fosse arrivata quando doveva, le cose sarebbero andate diversamente.
È un giudizio controfattuale: si ricostruisce il decorso che la malattia avrebbe avuto con una diagnosi tempestiva e lo si confronta con quello reale. Il criterio è quello del «più probabile che non». Questo significa che il caso va costruito sulla storia naturale della patologia — stadiazione al momento in cui la diagnosi era possibile, terapie che sarebbero state praticabili, prognosi attesa — e non sulla condotta del singolo sanitario presa isolatamente.
La perdita di chances
Esiste una situazione intermedia, e va tenuta distinta. Quando non si riesce a dimostrare che la diagnosi tempestiva avrebbe evitato l'esito, ma si dimostra che avrebbe offerto al paziente concrete possibilità in più — di guarigione, di sopravvivenza più lunga, di una qualità di vita diversa — ciò che si risarcisce è la possibilità perduta, come bene autonomo.
Non è un premio di consolazione né un ripiego processuale. È una domanda diversa, con presupposti diversi, e va formulata come tale fin dall'atto introduttivo: chiederla in subordine all'ultimo momento, come ripiego, è il modo più sicuro per vedersela negare.
Le situazioni ricorrenti
• Referto istologico o radiologico non letto, letto male, o refertato correttamente ma mai comunicato al paziente
• Nodulo o lesione segnalata in un esame e mai ripresa nel percorso di controllo
• Programma di sorveglianza interrotto o non attivato in un paziente a rischio noto
• Dolore toracico o addominale valutato in pronto soccorso e dimesso senza approfondimento
• Sintomi ricondotti per mesi a una causa banale, senza mai porre l'ipotesi alternativa
• Frattura, dissecazione o emorragia non rilevata su un'immagine disponibile
Quale documentazione serve davvero
Qui sta la differenza pratica rispetto agli altri casi di responsabilità sanitaria. Non basta la cartella dell'ultimo ricovero, che è il momento in cui il danno si è manifestato: serve tutto ciò che sta a monte.
Referti e immagini degli esami precedenti — le immagini, non solo i referti — la documentazione del medico di medicina generale, i verbali di ogni accesso in pronto soccorso, gli esiti degli accertamenti che non hanno portato a nulla. È in quel materiale, spesso disperso fra strutture diverse, che si trova il momento in cui la diagnosi era possibile. Ricostruirlo è la parte più lunga del lavoro, ed è quella che decide l'esito.
Da quando decorre il termine
Qui sta la particolarità di questa materia. La prescrizione non decorre dal giorno della visita in cui l'errore è stato commesso, ma da quando il danno si è manifestato ed è divenuto riconoscibile come conseguenza di quella condotta — e nel ritardo diagnostico i due momenti possono distare anni.
È la ragione per cui vicende apparentemente vecchie restano azionabili, e per cui vale sempre la pena far verificare un caso che si dà per perduto per il decorso del tempo.
I termini applicabili, diversi a seconda che si agisca verso la struttura o verso il singolo medico, sono indicati nella pagina dedicata alla responsabilità medica.
Domande frequenti
La diagnosi è arrivata tardi ma sono guarito: c'è un danno?
Può esserci. Se il ritardo ha comportato un trattamento più invasivo, un periodo di malattia più lungo o postumi che una diagnosi tempestiva avrebbe evitato, quel peggioramento è un danno risarcibile anche in assenza di esito infausto.
Nessuno ha sbagliato la lettura dell'esame, semplicemente non è stato fatto. Cambia qualcosa?
No, se quell'esame andava fatto. L'omissione di un accertamento dovuto è una condotta valutabile esattamente come una lettura errata; ciò che conta è se le linee guida e le condizioni del paziente lo imponessero.
Che differenza c'è fra risarcimento del danno e perdita di chance?
Nel primo caso si dimostra che senza il trattamento errato/ritardo/omissione l'esito sarebbe stato diverso. Nel secondo si dimostra che il trattamento errato/ritardo/omissione ha sottratto possibilità concrete, senza poter affermare con sufficiente probabilità quale sarebbe stato l'esito. Sono due domande diverse e vanno impostate correttamente fin dall'inizio.
Il medico di famiglia può essere chiamato in causa?
Sì. La sua posizione va valutata insieme a quella della struttura, e la documentazione del suo fascicolo è spesso decisiva per stabilire quando i sintomi erano già stati riferiti.
Parliamone
Se sospettate che una diagnosi sia arrivata in ritardo, potete fissare un primo colloquio di valutazione. Portate quello che avete: anche una documentazione incompleta permette di capire se vale la pena approfondire.
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